giovedì 17 aprile 2008

Compito 5

Il valore del contesto.


Ho sempre amato la matematica, forse perché appartengo a quel 10-20 % che “prende la faccenda come un gioco” o forse per una naturale predisposizione alla materia.Mi divertiva risolvere i problemi proposti, come se fossero giochi di enigmistica!Era una sorta di sfida con me stessa:un po’ di logica, qualche trucchetto che avevo imparato e dovevo riuscire a venir a capo della dimostrazione di un teorema!Ma mi rendo conto che la matematica, così come viene insegnata a scuola, possa rappresentare un ostacolo insormontabile.Difficile imparare a memoria una serie interminabile di formule da applicare meccanicamente al momento giusto!Ed è ancora più difficile comprendere il giusto motivo di quell’applicazione!Ma la matematica non è questo.La matematica non è semplicemente “il mondo dei numeri”.E’ un modo di approcciarsi alla realtà:è esemplificazione, schematizzazione, ricerca di un simbolo a cui corrisponde un preciso significato e che rende il linguaggio matematico un linguaggio universale:universale perché comprensibile a tutti, universale perché applicabile a vari contesti.Ma qual è l’importanza del contesto?Per comprendere l’importanza del contesto vorrei far riferimento ad uno dei grandi capolavori della cinematografia del Novecento:”Tempi Moderni” di Charlie Chaplin.In un’epoca di rinnovamento delle strutture sociali determinato dalla forsennata corsa alla meccanizzazione, Chaplin si impone con tenacia e personalità nella vita di fabbrica dove ormai non c’è più spazio per l’individualità.Ma senza il contesto, che senso avrebbero il celebre scivolamento negli ingranaggi delle gigantesche macchine rotative o il dolce balletto sui patini a rotelle?Ogni gesto del protagonista perderebbe il suo significato.La matematica è un po’ così.Se ci venissero propinate solo nozioni, non avrebbe senso e non riusciremmo a trovarne la giusta applicazione.

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